Una calzatura va studiata, progettata, ingegnerizzata: è questa la strada che porta le aziende calzaturiere verso l’industria 4.0. Ci crede molto, e da due anni ci sta investendo tempo, denaro e ricerca, Giordano Torresi, 42 anni, elpidiense, titolare insieme alla sorella Manuelita, dell’azienda di famiglia ‘La Manuelita’ (a Grottazzolina, Fermo).
Sulle opportunità offerte dalla progettazione 3D ha costruito Progetto Giordano Torresi, che promette bene: i ricavi dei servizi offerti ai brand rappresentano circa 2,5milioni dei 10milioni di euro di fatturato della sua azienda dove è in atto questa ‘ri-evoluzione’. Torresi è stato tra i vincitori del recente Premio Innovazione 4.0 a Torino, alla fiera internazionale per l’innovazione competitiva nell’industria manifatturiera col progetto.

giordano torresi premiato

      <Penso a un utilizzo di tecnologie che permettano di produrre in azienda i componenti necessari per creare il prototipo della calzatura (forme, tacco, soletta), riducendo di oltre dieci volte i tempi, diminuendo i costi, velocizzando la filiera produttiva.
Oggi produciamo 300 paia al giorno standardizzate. Dobbiamo arrivare a produrne altrettante ma personalizzate perché il Made to mesure a livello industriale si può fare>.

torresi forme stampate in 3d

      Va solo in questa direzione il Progetto Giordano Torresi?
<L’approccio ingegnerizzato garantisce la perfezione del dettaglio anche sul singolo paio di scarpe. Il Progetto prevede lo sviluppo della robotica applicata alla calzatura femminile con il tacco e la digitalizzazione dei processi industriali>.

      Qualche vantaggio?
<Possiamo colloquiare anche a distanza con il cliente attraverso rendering. C’è una co-progettazione, oltre al fitting virtuale>.

torresi e lim per modelli

      Riguardo l’occupazione, cosa cambia?
<In azienda, anni fa avevamo 20 dipendenti: 18 in manovia e 2 in ufficio. Oggi ne abbiamo 68 (cui si aggiungono gli esterni) di cui 18 in manovia. Gli altri, tutti giovani laureati, si occupano di progettazione. I dipendenti lavorano solo alcune fasi della produzione. Le più usuranti le fa il robot>.

      La sua posizione sul Made in Italy?
<Oggi bisogna puntarci. La prima decisione da prendere è la qualità e il Made in Italy. Noi mettiamo un microchip sotto la scarpa che con un’app consente la tracciabilità del prodotto>.

      Quanto punta sull’e-commerce?
<Presto non se ne potrà fare a meno. Oggi, i negozi soffrono perché l’online sta togliendo tanta vendita e l’online stenta perché il cliente vuole provare la scarpa. Nel nostro negozio in Corso Como, 10, a Milano, la cliente sceglie, tocca, prova il modello e può disegnare la ‘sua’ scarpa attraverso un digital wall che le mostra l’ologramma del prodotto finito. Dopo quattro settimane, con un ricarico del 20% sul prezzo, avrà il prodotto personalizzato>.

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