MONTEGRANARO
Nessun <Buonasera>. Nessun <Grazie per avermi invitato>. Nessuna frase di circostanza. Il Maestro Ezio Bosso si presenta al pubblico del piccolo centro dell’altrettanto piccola provincia di Fermo, accorso dal teatro ‘La Perla’ (sold out per l’evento), con un semplice <Ciao> e con un primo pensiero dedicato a Francesco Di Rosa: <A Montegranaro, il direttore artistico degli Amici della Musica è il più grande musicista mondiale di oboe ed ho l’onore che sia mio amico e che abbia stima per me>.
Bosso, a Montegranaro, c’è arrivato grazie all’amicizia professionale e personale che lo lega a Di Rosa, originario di questa cittadina dalla quale non si è mai staccato, dove torna sempre pur risiedendo altrove tanto più che lo ha voluto tenere legato a sé, conferendogli la cittadinanza onoraria.
Oltre a un concerto di grande intensità, a un’esecuzione eccellente, al coinvolgimento totale, fino allo sfinimento, con cui il Maestro Bosso vive e crea la sua musica, a volte accanendosi sui tasti del pianoforte, altre volte accarezzandoli rispettosamente oppure, da direttore d’orchestra, agitando la bacchetta che diventa magica nelle sue mani, l’evento conclusivo della rassegna concertistica degli ‘Amici della Musica’, è stato proprio un omaggio all’amicizia. Nello stesso momento in cui Bosso si esibisce a Montegranaro, senza risparmiarsi e consumando tutte le sue energie, Di Rosa si trova su un altro palco, nella lontanissima Abu Dhabi, anche se con il pensiero, è lì, a ‘La Perla’ per godere di uno spettacolo che, ne era certo, sarebbe stato straordinario.
Non suona solamente, Bosso, ma spiega anche la sua musica, cosa vuole raccontare e, ogni tanto, aggiunge qualche inciso divertente: <Succede questo, che è anche un po’ buffo. Beethoven era appassionato di Vivaldi, era la sua passione, lo adorava. Un giorno va e sente un concerto per oboe. Bellissimo. Ed ecco qua: il primo brano che eseguo stasera, è la prima volta che lo suono in pubblico e lo faccio dove? Proprio a casa di un oboista>.
Poi, lo spazio è tutto per la musica ed è solo tempo di ascoltare, di farsi trascinare nel mondo di Bosso, della musica che ha trascritto e fatto sua. <Non c’è bisogno di parole. Basta ascoltare> dice quando, lasciato il pianoforte, veste i panni del direttore d’orchestra. Lo dice a ragione perché, fin dalla prima nota, sul pubblico di riversa una valanga di emozioni, tutta la sensibilità di questo artista, colpito da una sindrome neurodegenerativa che non ha fatto altro che accentuare il suo desiderio di comporre, suonare, dirigere, apprezzando (e facendo apprezzare) ogni singola nota <perché la musica ci salverà, perché la musica si fa insieme>.
L’ovazione finale lo fa sorridere, di un sorriso aperto e vero, di chi è consapevole che quel concerto è ‘arrivato’ a destinazione, di chi ha davvero donato qualcosa di sé, con rara generosità.
A chilometri e chilometri di distanza, anche il suo amico Francesco Di Rosa ha terminato il concerto con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, di cui è il primo oboe, e si sta godendo gli applausi. Il pensiero sarà corso più volte alla sua Montegranaro dove, Di Rosa lo sa senza alcun dubbio, l’amico Bosso starà salutando affettuosamente con quel suo gesticolare così efficace, un pubblico che, invece, non vorrebbe lasciarlo andare via.

bosso

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  1. Un momento toccante raccontato con garbo e con rara maestria. Complimenti davvero!

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