Sant’Elpidio a Mare (Fermo) ‘L’incoronazione della Vergine’ riprende il posto che le spetta nella sala Crivelli della Pinacoteca civica elpidiense.

La partenza

      Il polittico era partito dalla pinacoteca dedicata al pittore veneto, nel gennaio del 2015, per essere sottoposto a un accurato lavoro di restauro che gli avrebbe ridonato l’originale lucidità e splendore; è stato poi essere esposto a Milano, nella grande mostra “Restituzioni” promossa da Banca Intesa con tutte le opere d’arte di cui aveva sostenuto i costi di restauro, nel corso di quell’anno. Un’operazione straordinaria (e necessaria) per un autentico capolavoro, per la quale si era molto speso Claudio Maggini della Sovrintendenza alle Belle Arti, convintamente coadiuvato dai responsabili dell’allora Ufficio Cultura del Comune che, ugualmente, avevano fortemente voluto quel restauro, cercando con impegno e testarda determinazione il modo per realizzarlo, riuscendo nell’intento dopo tante strade tentate. L’esposizione milanese è stata una bella vetrina nazionale in cui l’opera è stata valorizzata e apprezzata, diventando un eccellente veicolo per la promozione del territorio da cui proveniva e del suo patrimonio artistico.

polittico crivelli

Il peregrinare e il ritorno

      Il ritorno nella sua sede naturale, in realtà, ha trovato qualche ostacolo. Dapprima, la sala dove il maestoso polittico doveva essere ricollocato non era ancora pronta ad ospitarlo. Poi, è arrivato il terremoto che ha fatto sì che l’opera rimanesse ancora in deposito, per qualche mese. È seguito il trasferimento a Roma, nell’esposizione “Dai Crivelli al Rubens, tesori d’arte da Fermo e dal suo territorio” finanziata dal Pio Sodalizio dei Piceni. Al termine di questa esposizione, il destino ha fatto sì che l’opera ritornasse nelle Marche, ma non ancora a Sant’Elpidio a Mare, dove la Pinacoteca era ancora inagibile per i danni del sisma. Il polittico è così finito a Loreto, in un’altra mostra con le opere salvate dalle zone colpite dal terremoto, dove i visitatori l’hanno potuto ammirare, anche grazie alla posizione centrale e strategica in cui era stata collocata. Un’opera d’arte bella da incantare. Poi, finalmente, il ritorno a casa.

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Il restauro

      È stato molto impegnativo e importante, considerato il valore dell’opera e viste le condizioni di degrado in cui versava il dipinto, sia nella parte pittorica che nel supporto ligneo. Il tempo e precedenti restauri (troppo invasivi) ne avevano offuscato e alterato i colori, gli attacchi xilofagi avevano indebolito i supporti.

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      Un lavoro di squadra certosino, fatto con tecniche innovative, da valenti professionisti. Melissa Ceriaghi per la parte pittorica, Paolo Roma per i supporti lignei, con il contributo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per le varie analisi, con la puntuale supervisione di Maggini, hanno ridato vita e splendore al capolavoro straordinario che il grande maestro veneto aveva realizzato nella seconda metà del Quattrocento. L’intervento di restauro ha rivelato alcune novità e ha confermato altre ipotesi avanzate durante gli studi intorno al polittico.

      Un esempio: la cornice, anche se in parte mancante, rappresenta un capolavoro nel capolavoro ed è da attribuire a Simone di Martino da Camerino, e non al Maestro Giovanni da Montelparo, come si era pensato in un primo momento. Simone di Martino è ebanista che lavora per diverso tempo nella bottega di Vittore, e ne esaudisce tutte le direttive: impostazione dei legni tipicamente marchigiana, ma intagli fortemente influenzati da schemi e dettami veneti, più precisamente vivarinechi. Le carte colorate, a rombi verdi e rossi, rinvenute proprio durante il restauro, riconducono ai Vivarini e al polittico di Osimo.

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      Un’operazione straordinaria è stata fatta, anche e soprattutto, sul supporto pittorico. Le figure hanno ripreso vita e corpo nei colori originali: le lacche preziose sono tornate a splendere, così come le meravigliose dorature, i dettagli e i particolari che fanno apprezzare ancora di più il grande virtuosismo e la grande padronanza del mestiere di Vittore.

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Il polittico e i fratelli Crivelli

      Spesso l’opera di Vittore è stata offuscata da quella del fratello maggiore, Carlo, di cui era considerato emulo e seguace. In realtà, Vittore, pur avendo la stessa formazione e pur restando nei canoni della cosiddetta cultura adriatica di cui il fratello è uno dei più alti rappresentanti, dimostra di avere una personalità tutta sua, ben definita, e di avere segni e tratti tipicamente suoi, e non di Carlo.

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      La conferma la troviamo proprio nel polittico di Sant’Elpidio a Mare. Il volto dolcissimo del Sant’Antonio di Padova, il dolore che trasmette il viso della Madonna (nella cimasa), la dignità reale che traspare dal volto del giovane San Ludovico da Tolosa, la velata mestizia che traspare negli altri personaggi della grande macchina scenica, sono i segni distintivi tipici di Vittore. Nelle sei formelle della predella dove, con una grande vivacità nel racconto e nell’uso del colore, si narra la vita del Battista, Vittore è molto vicino al fare di Carlo, tanto è difficile, a primo impatto, distinguere le due diverse mani. Vittore non è Carlo, ne è fratello, ha la stessa formazione e ne respira la stessa aria nella scuola dello Squarcione, ne seguirà a distanza di anni gli itinerari e le strade, lascerà lungo il suo cammino, soprattutto nell’area fermana maceratese, grandi opere di cui il Polittico “Incoronazione della Vergine” rappresenta il punto più alto, il capolavoro assoluto.

      Sì, un capolavoro che, nella sua straordinaria bellezza, racconta, meraviglia, incanta ed emoziona. Ora sarà possibile finalmente ammirarlo in tutto il suo splendore a casa sua, nella Pinacoteca Civica di Sant’Elpidio a Mare intitolata a Vittore Crivelli.

      Sant’Elpidio a Mare ha di nuovo a disposizione quel valore aggiunto che, da solo, vale una visita in città e che altro non è se non la punta di diamante di un ricco patrimonio artistico tutto da scoprire e apprezzare.

 

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