maggio 10, 2018

GRATTA & IL BANCO VINCE

 

Lo ammetto. A me piace grattare, con la monetina (per scaramanzia, sempre la stessa) i numeretti nascosti dei tagliandi Gratta&Vinci. E’ un piccolo rito. Nelle ricevitorie dove acquisto i tagliandi, lo sanno bene: <Sei venuta per i 10 euro mensili per i biglietti, giusto?>. Tutto giusto. Solo 10 euro al mese per concedermi una piccola, sciocca scommessa con la sorte.

Mi piacciono quei brevi momenti in cui, scoprendo le caselle, una a una, penso a tutto quello che potrei fare se vincessi, e quando trovo un numero vincente vado, piano piano, a scoprire l’ammontare della vincita e, puntualmente, mi scappa una risata, quando vedo che ho appena vinto nientemeno che 2 euro, a volte 3 euro, a volte addirittura 5 euro, in qualche rarissimo caso, 10 euro, o anche niente. Un sorriso e, per me, il gioco finisce lì. Se ne riparla il mese successivo.

Ma non per tutti, è così.

Te ne accorgi quando entri in una ricevitoria e ti rendi conto di quanto il gioco (lotto, enalotto, 10&lotto, Gratta&Vinci e via elencando) riesca a incantare le persone, di come finisca per derubarle, non solo svuotando loro il portafoglio, ma neutralizzandone la volontà, la capacità di smettere, di capire quando è tempo di dire basta, di restare lucidi e rendersi conto che, no, in questo caso, non è vero che ‘quando il gioco si fa duro, sono i duri che reggono il gioco’, e non è affatto un assioma che, per la regola dei grandi numeri, prima o poi la vincita della vita, arriva. Il jingle martellante che annuncia la periodica estrazione del lotto, o di non so quale altro gioco (ogni tanto ne inventano uno nuovo), trasmesso dagli screen sempre in funzione nelle ricevitorie, per molti ha lo stesso potere del suono del pifferaio di Hamelin: ne vengano attratti in maniera potente e incontrollata, ne restano ammaliati e puntano una, due, tre volte, e ancora, ancora, in continuazione. Per vincere? Macché. Vince sempre il banco. Eppure la gente si incaponisce, insiste, attende il jingle successivo, punta di nuovo, scruta i numeri estratti. Ma quelli giusti non escono mai.

Chi gioca? Gli adulti, molti pensionati, molte donne (compagni e mariti preferiscono il gioco più ‘maschio’ delle slot machine). Dopo mattinate trascorse puntando e perdendo, i soldi finiscono. “Fammi puntare lo stesso, poi te li riporto” è l’immancabile richiesta al gestore di turno. Quando va di lusso, qualche giocatore vince pure, una manciata di euro. Anziché pensare che, tutto sommato non è giornata, che magari sarebbe meglio smettere, accontentarsi perché il portafoglio è vuoto, ritenta: “Ho vinto, posso vincere di nuovo”. Come smentirlo? La fortuna è cieca. Potrebbe ripassare di lì nella giocata successiva e, non si può restare con il dubbio che “se avessi puntato di nuovo, avrei vinto davvero tanto”. E così il gioco continua.

gratta&amp;vinci

Le slot. Stessa scena davanti alle slot nei locali pubblici, stesse facce ansiose, tese, stessi sguardi vogliosi di una vincita che sa di riscatto. Basta pigiare sui tasti, non si ha nessun potere, nessuna influenza sul risultato, tutto è causale, frutto di algoritmi creati per far vincere il banco. Dovrebbe essere un gioco, eppure nessuno ride. Un bicchiere appoggiato lì vicino, a portata di mano, una sigaretta dopo l’altra, completamente estraniati dal resto del mondo, questi giocatori lo sanno che stanno perdendo, tanto, ma insistono perché prima o poi, si vince. Tanto. Ma intanto si è perso quasi il conto di quante monete si è mangiata quella macchina. A poterle contare, ci si accorgerebbe che vince sempre il banco e, a fine giornata, le tasche dei giocatori restano vuote, e il rientro a casa, dalla famiglia, diventa motivo di pesante frustrazione. Il buio del tunnel in cui si sono ficcati, finisce per inghiottire scommettitori sfortunati, li trascina sempre più giù, con pessime compagnie chiamate depressione, sconforto, disperazione e rabbia, tanta rabbia, da smaltire contro i primi che capitano, ovvero coniugi, figli, genitori. E un gioco diventa un problema sociale di portata preoccupante.

Giochi online. A rendere ancora più complicata e incontrollabile la situazione, arrivano i siti per le scommesse, i giochi online, quelli in cui, per partecipare (il più delle volte sono i giovani a farlo) non ti devi neanche spostare da casa, dove il bello è che non c’è nessuno che ti guarda, che ti giudica, che ti richiama alla cautela e alla parsimonia nelle puntate. Una carta di credito per fare le puntate che sembrano virtuali, ma sono dannatamente reali. Di divertimento neanche a parlarne, ma adrenalina impazzita che scorre a fiumi nelle vene, diventa dapprima frenesia, poi frustrazione.

L’azzardo nelle province: Fermo al 6° posto

Il gioco d’azzardo piace, soprattutto nelle piccole Province. Stando a dati forniti dal Ministero dell’Economia e Finanze e dall’Agenzia delle Entrate, nei primi 10 posti della speciale classifica, figurano nell’ordine, Prato, Teramo, Pescara, Sondrio, Como, Fermo (al 6° posto nel 2017, sale di una, o due posizioni rispetto all’anno precedente), Salerno, Milano, Verbano – Cusio – Ossola, L’Aquila. Per trovare Napoli, occorre scendere al 17° posto; Roma è al 18°, il capoluogo marchigiano, Ancona è al 71°.

Sesto posto, dunque, per la Provincia di Fermo dove la città più ‘azzardata’ è risultata Porto San Giorgio, con 210 slot, e una spesa pro capite di circa 2.700 euro. Nella speciale classifica, segue, Falerone con 1770 euro; Monte Urano con 1270 euro; Montegranaro con 1010 euro, Porto Sant’Elpidio (890 euro), Sant’Elpidio a Mare (770 euro), Fermo (580 euro), Amandola (403 euro).

Cosa fare?

Le Areee Vaste promuovono iniziative di sensibilizzazione per il contrasto alla ludopatia, invitando i locali pubblici a rinunciare alle slot machine ma anche intervenendo sui soggetti a rischio (il più delle volte, la richiesta di aiutarli arriva dai familiari). La Regione Marche ha previsto degli incentivi per scoraggiare la presenza delle slot nei pubblici esercizi e lo stesso hanno fatto molti Comuni con risultati alterni.

Appello ‘Mettiamoci in gioco’

Qualcosa dovrà fare pure il governo centrale, tanto più che, tra i 150 candidati che avevano sottoscritto l’appello della campagna ‘Mettiamoci in gioco’, ne sono stati eletti 31, 16 del centrosinistra, 13 del M5S, 2 del centrodestra. Cosa prevedeva l’appello? Il divieto assoluto della pubblicità, la riduzione di un terzo dell’offerta complessiva del gioco, il diritto di Regioni ed enti locali a regolamentare l’offerta del gioco d’azzardo nel proprio territorio, più risorse per la cura e l’assistenza gratuite alle persone affette da disturbo da gioco d’azzardo.

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